| Il grande Bojan è tornato negli
U.S.A., ed eccoci a benedire chi ce l’ha mandato, visto il
risultato! Il pianista di Belgrado negli States c’era già
stato nel 1986, grazie a una borsa di studio. Ma la sua crescita
sarebbe avvenuta solo successivamente, in terra di Francia, vivendo
e suonando accanto a musicisti che hanno saputo metterne in luce
pienamente le peculiarità. Sono stati proprio Julien Lourau,
Henri Texier, Michel Portal e Nguyen Le a dargli la rifinitura decisiva,
incoraggiandolo a sviluppare la sua parte “europeo-balcanica”.
Dopo le tante prove eccellenti accanto ai suddetti e i notevolissimi
lavori a suo nome, eccolo quindi a New York, a misurarsi con una
ritmica yankee di prestigio: Scott Colley al contrabbasso (ascoltato
ultimamente accanto a Jim Hall, John Scofield, Herbie Hancock e
altri) e Nasheet Waits (“il” batterista di Jason Moran,
altro pianista in fulminea ascesa). Bojan è in forma smagliante
e offre l’ennesima prova del suo duplice talento di compositore
e strumentista. Per una volta, la forzata rinuncia a citar titoli
per motivi di spazio non duole. Perché, come mi piace dire
in occasioni come questa, qui non si butta nulla!
Maurizio Favot
Voto Artistico: 9,5
SUONO numero 363, dicembre 2003
Bojan Zulfikarpasic -serbo di nascita, francese di adozione - è
un pianista in crescita perché connette le ricche tradizioni
sonore della patria d'origine con un linguaggio jazz venato di blues
e funky. In più ama sperimentare tecnicamente sul suo strumento,
indagandone nuove possibilità ritmico-timbriche agendo sulla
cordiera. Il contrabbassista Scott Colley ed il batterista Nasheet
Waits (presenti nel cd) sono stati ottimamente sostituiti dal vivo
da Remi Vignolo e Ben Perowski ed il trio si è avventurato
in una musica scabra, tagliente, ritmica e terremotata. Il funky
free di Set It Up, gli echi balcanici di Bulgarska, l'Istria immaginaria
di Groznian Blue hanno confermato il trentatreenne jazzista serbo
uno dei migliori musicisti del Vecchio Continente.
Il manifesto, novembre 2003
Bojan Z con questo disco conferma di essere uno dei più
originali pianisti della sua generazione. Orecchie ben aperte, quel
tocco e quel tatto sono troppo preziosi da lascarli ignorati.
Jazzsteps, settembre 2001
Articolo Jazzit
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